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27 marzo 2017
Piccolo viaggio alla scoperta di Scienze della Formazione
27 marzo 2017
Alla Cattolica
Micaela Ghisoni
Quarto appuntamento con “Universi”, la nuova rubrica fissa di PiacenzaSera.it, che vi racconta il mondo dell’Università Cattolica di Piacenza con uno sguardo diverso.

E' Micaela Ghisoni a guidarci all'interno della facoltà di Scienze della Formazione della Cattolica di Piacenza, il contesto dove è nato il nostro blog giornalistico

Micaela ha conseguito la laurea in lettere in un'altra università e per questo le abbiamo chiesto di offrirci le sue impressioni sull'ambiente accademico della Cattolica.

Le pubblicazioni dei redattori di "Universi" (acronimo di Un Network Inclusivo nelle sue prime tre lettere) hanno una cadenza periodica, con un richiamo fisso anche nel logo in homepage.

Ecco il pezzo

Alla scoperta di Scienze della Formazione all’Università Cattolica di Piacenza
 
Il mio è un piccolo viaggio all’interno della facoltà di Scienze della Formazione della Cattolica di Piacenza, condotto tra il mio personale punto di vista e quello di docenti e allievi ascoltati, da quando è iniziata la mia esperienza all’interno della redazione di “Universi”.

L’Università Cattolica di Piacenza mi ha colpito per ordine, modernità e funzionalità degli ambienti rispetto ad altre realtà accademiche: nessun sovraffolamento di studenti, aule spaziose, ben curate e facilmente accessibili.

Grazie al blog giornalistico per cui sto collaborando, ho avuto tuttavia modo di avvicinarmi al particolare contesto di Scienze della Formazione, rendendomi conto di alcune sue specificità.

Lo sforzo di valorizzazione dell’individuo, attraverso la relazione ed il confronto con l’altro, mi è sembrato un tratto distintivo della Facoltà, emerso sia dai colloqui scambiati con alunni e docenti sia dagli incontri a cui ho avuto modo di partecipare.

Gli studenti con cui ho potuto confrontarmi hanno infatti ampiamente sottolineato come Scienze della Formazione promuova una visione ampia della realtà educativa quale processo di continua ridefinizione di sé: la capacità di ascoltarsi aiuta a comprendere l’altro, ma l’interazione con l’altro induce a rivedere sé stessi.

A mio parere questa visione trova declinazione concreta in tre direzioni fondamentali: impostazione multidisciplinare dei corsi universitari, approccio critico, e per quanto possibile pratico, alle diverse discipline oggetto di studio e impegno a favorire l’integrazione di soggetti con disabilità o difficoltà.

Competenze specifiche di carattere pedagogico si affiancano quindi ad altre di stampo letterario, linguistico e storico, per favorire una conoscenza complessa della realtà.

L’impiego durante le lezioni di contributi interattivi, spezzoni di film, documentari, o cartoni animati, consente infatti agli studenti di accostarsi in maniera più immediata, e quindi meno astratta, alla materia educativa.

Sulla stessa linea, ma in misura ancora maggiore, gli insegnanti cercano di favorire l’immersione degli alunni nel contesto contemporaneo e pratico delle discipline studiate, organizzando diversi incontri con operatori del settore socio-educativo (educatori di strada e territoriali, addetti a servizi per disabili, minori non accompagnati, mamme e bambini) e visite in apposite strutture.

Seppur in modo inevitabilmente parziale, gli studenti riescono così ad avere un primo confronto diretto con la realtà studiata, possibile ambito di lavoro futuro, e con i soggetti che la vivono, operatori ed utenti.

Tuttavia anche in aula gli allievi diventano “protagonisti” di iniziative che li aiutano a sviluppare il pensiero critico e il confronto con i pari e con i docenti. 

Esercitazioni collettive, attività di laboratorio e lavori di gruppo presentati ai compagni e poi sottoposti a discussione sono attività sono utili ai ragazzi, perché danno loro l’opportunità di impiegare le proprie risorse conoscitive ed emotive per provare a ricreare in classe contesti educativi simulati, che presentano aspetti problematici e punti di forza.

Sicuramente, il numero minore di alunni frequentanti rispetto all’ambiente universitario statale costituisce un fattore importante sia per lo sviluppo di iniziative pratiche sia per un dialogo più aperto e disponile tra ragazzi ed insegnanti.

Inoltre i frequenti convegni organizzati dalla facoltà affrontano in vario modo i temi di studio.

Al tema dell’inclusione l’Università Cattolica dedica anche una giornata specifica durante la quale alunni normodotati, attraverso percorsi specifici, si “ mettono nei panni” di compagni con disabilità motoria, visiva ed uditiva per provare a capire ciò che l’handicap può significare.

Resta comunque ancora molto da fare perché l’interazione con l’altro e la sua integrazione non rimangano solo temi di riflessione occasionale, ma diventino una cultura radicata e concreta dentro e fuori dall’università. 

Micaela Ghisoni

 
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