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Confagri “Follia ridurre il cibo alle vacche per produrre meno latte”

“Il mercato del latte si sta intasando perché Germania e Francia non stanno esportando latte in polvere in Cina e riversano quantitativi di prodotto sotto costo sul nostro mercato nazionale posto sotto assedio anche dalle ingiuste discriminazioni e dalle crescenti difficoltà a vario titolo connesse con l’emergenza sanitaria Covid-19”.

La denuncia arriva da Confagricoltura. “Il monitoraggio costante delle diverse criticità che i produttori stanno riscontrando ci consegna un settore con gravi problemi – sottolinea il presidente di Confagricoltura Piacenza Filippo Gasparini che torna sul tema -. Solo pochi giorni fa abbiamo chiesto di avviare il prima possibile un potente piano di interventi straordinari a livello istituzionale che possa scongiurare il crollo verticale del prezzo del latte e garantire lo smaltimento di partite invendute, gestendo gli esuberi anche con lo strumento dell’ammasso privato, utilizzato in passato per situazioni meno gravi di quella attuale”.

Secondo Gasparini sarebbe inoltre opportuno “che il Consorzio di Tutela del Grana Padano agevolasse il collocamento della materia prima prevedendo di derogare al piano produttivo, eventualmente aumentando gli stock, con il supporto di un intervento pubblico simile allo strumento dell’ammasso Aima, finalizzato a non demolire il sistema in questo momento di crisi e a meglio gestire l’immissione del prodotto sul mercato”.

“Riguardo al problema specifico del ritiro del siero – spiega – ribadiamo la validità della nostra proposta di utilizzarlo in via straordinaria negli impianti di biogas, dove può essere valorizzato per le sue caratteristiche bioenergetiche, affinché il mancato smaltimento del siero non diventi un alibi per non produrre formaggio. Questa è un’occasione importantissima per misurare l’effettivo livello di coesione della filiera. In proposito – prosegue Gasparini – riteniamo sconsiderato il consiglio agli allevatori di limitare la pressione alimentare sulle vacche in lattazione”.

“È un’azione che potrebbe provocare danni di medio-lungo periodo agli animali. Non ci si può far prendere dal panico, vanno tenuti i nervi saldi. Gli animali non funzionano come rubinetti, ridurre l’efficienza e l’equilibrio delle razioni delle vacche in lattazione oggi significa avere un danno metabolico certo nell’immediato e in prospettiva problemi di fertilità nella mandria e di produttività anche quando, come ci auguriamo, saremo usciti dall’emergenza Covid-19”.

“Dal punto di vista del mercato – conclude -, si tradurrà inoltre in un ammanco di prodotto quando servirà. Aggiungo che le cagliate si possono congelare e ribadisco che enti come il Consorzio di Tutela del Grana, che hanno grandi capacità di stoccaggio, in questo contesto dovrebbero derogare al piano produttivo. Certamente risulterebbe un costo che però ridistribuirebbe su tutta la filiera l’onere del momento. Staremo ora a vedere se gli asset del Paese sono di tutti o solo di qualcuno”.

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