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Il “Buso” ed Ermanno Mariani arrivano al Castello di Agazzano

Nuova ristampa per il libro sul leggendario Pier Maria Scotti in una giornata tra storia, incontri e dimostrazioni di scherma

La nuova uscita targata Edizioni Officine Gutenberg ci porta indietro nei decenni e nei secoli, fino al ‘500 per incontrare “Il Buso” Pier Maria Scotti. Questo grazie all’autore del libro che porta il soprannome di questa figura ormai leggendaria, Ermanno Mariani, giornalista di “Libertà” e grande conoscitore di questa parte di storia piacentina. Il libro appena arrivato nella sua nuova edizione (e che già trovate on line sul sito di Officine Gutenberg) avrà da subito una presentazione unica, infatti l’appuntamento è fissato per lunedì 30 agosto nello splendido Castello di Agazzano, grazie alla disponibilità mostrata da subito da Francesco Gonzaga, per il cinquecentenario della morte del Buso Pier Maria Scotti.

Una giornata che partirà già dalle 15 con una serie di visite guidate al castello (l’ingresso è al costo di 8 Euro), che proseguirà con una dimostrazione di spada del campione di scherma Alessandro Bossalini e che terminerà con la presentazione de “Il Buso” con l’autore Ermanno Mariani insieme a Corrado Sforza Fogliani. Per entrare nel clima di questa occasione speciale e soprattutto nella storia del Buso, abbiamo fatto qualche domanda all’autore di questo libro, Ermanno Mariani.

Per chi non lo conoscesse, chi era Pier Maria Scotti detto “Il Buso”?
Era costui un nobile piacentino: conte di Vigoleno e di Carpaneto, scomunicato e messo al bando dalla città di Piacenza per le sue malefatte. I cronisti suoi contemporanei che lo conobbero lo definirono: “homo in far male molto accorto”. Visse a cavallo fra il Quattrocento e il Cinquecento. Prese parte da protagonista alle Guerre d’Italia il periodo più cupo dell’intera storia della nostra penisola, al termine delle quali l’Italia, per oltre tre secoli precipitò sotto le dominazioni straniere di francesi, spagnoli e infine austriaci. Sogno del conte Buso era quello di emulare le gesta del suo avo Alberto Scoto il Grande, signore di Piacenza e Milano, colui a cui dobbiamo il palazzo Gotico. Il Buso, cosiddetto per l’abilità di spadaccino e perché aveva “bucato” tanti avversari, aveva come ossessione quella di diventare signore di Piacenza esattamente come il suo avo. Inserendosi nelle guerre d’Italia tenta di impossessarsi della nostra città per ben quattro volte. Solo in un’occasione vi riesce e si fa incoronare Duca, ma fu un regno di pochissime ore, i soldati francesi e pontifici accorsero subito per presentargli il conto delle sue imprese spodestandolo.

Quanta ricerca storica c’è stata dietro a questo tuo libro?
La ricerca storica è alla base del libro. Ho infatti voluto omaggiare miei illustri colleghi che hanno scritto le cronache di questo personaggio a partire dal cinquecentesco Locati, il Villa, l’Ottolenghi il Cerri… per citarne solo qualcuno. Ho ricordato questi storici inserendo brani delle loro ricerche nel testo del mio libro. Brani scelti appositamente affinchè il lettore, possa capire che la storia che racconto è autentica.

“Il Buso” arriva oggi ad una nuova ristampa con Edizioni Officine Gutenberg, questo vuol dire che anche per te è un personaggio che continui a portarti dietro…
E’ la quinta ristampa per quattro differenti editori e tutte sono andate interamente esaurite. La prima edizione se non ricordo male risale al 1995. È stato quindi un libro fortunato. Questo interesse costante da parte dei lettori a mio avviso è legato al fatto che io racconto la storia di un personaggio straordinario, di un personaggio al di fuori delle righe, antistorico, un po’ furfante, un po’ cialtrone. Le storie degli avventurieri o comunque dei personaggi antiretorici (come appunto il Buso) sono in fondo quelle che poi più incuriosiscono molti lettori. Io ho cercato e studiato questo personaggio perché mi sono divertito a leggerne le cronache di mezzo millennio fa. E mi sono poi divertito a scriverne. Ho insomma fatto quel che mi pareva senza dover render conto a nessuno, proprio come, penso o almeno mi piace di pensare, avrebbe voluto il Buso.

Quello di cui scrivi nel libro è cronaca nera, come quella di cui scrivi per lavoro, però di un’epoca che ha il sapore dell’epico e del leggendario. Cos’è che rende tali gesta “mitiche” e che ci fanno dimenticare che comunque si parla di violenza?
Naturalmente i cronisti tramandandosi queste vicende nei secoli per arrivare fino ai nostri giorni nostri si sono avvitati su tali fatti che finiscono per diventare leggendari perchè c’è sempre qualcuno che aggiunge qualcosa qualche altro che toglie. Le storie tramandate per arrivare fino ai giorni nostri, sono quelle che evidentemente sono più belle, quelle che hanno continuato ad interessare i lettori anche dei secoli passati ed ecco che prosciugate da noiose scorie, di secolo in secolo arrivano fino a noi sempre più pure e cristalline avvitandosi come in un eco lontano fra storia e leggenda, fra mito e realtà. Ed è così che io fra storia e leggenda ho cercato di ricostruire le scorrerie e le tante imprese del conte Buso e dei suoi masnadieri. Mantenendo la traccia storica autentica ho ipotizzato dialoghi verosimili fra i vari personaggi storici che compaiono nel libro. Poi per fare un cenno a quello che è il mio lavoro, ossia cronista di nera, il Buso era per me assolutamente congeniale. Non solo perché era chiamato anche il Conte Nero. Va comunque detto che l’articolo di cronaca nera porta chi lo scrive, più di qualunque altro genere di articoli giornalistici per forza di cose, alla narrazione e in fondo nel raccontare un duello al coltello o una gigantesca rissa dei giorni nostri non andiamo tanto lontano da un duello alla spada o da uno scontro fra eserciti. Le dinamiche narrative – fatte le dovute eccezioni e naturalmente esercitate le necessarie distanze – non sono poi tanto dissimili fra quello che è stata la cronaca “nera” passata e quella attuale.

Lunedì il libro nella nuova edizione sarà presentato al Castello di Agazzano, come è nata questa iniziativa?
Per una straordinaria congiuntura astrale, ossia il 30 agosto del 1521 sotto alle mura del magnifico castello di Agazzano il conte Buso caduto in una terribile trappola finiva i suoi giorni. Esattamente allo scoccare del cinquecentesimo anniversario dalla sua morte abbiamo voluto rievocarne il mito. Vi saranno armature e spade, oggetti del Cinquecento, duelli alla spada in cui si esibiranno campioni e maestri di scherma, visite guidate al castello a partire dalle 15 e naturalmente anche la presentazione del libro: “il Buso Conte di Vigoleno e di Carpaneto” che Officine Gutenberg ha pensato di ristampare in occasione di questa congiuntura che definirei davvero unica. Della storia del Buso parleremo io e l’avvocato Corrado Sfroza Fogliani.

Buso presentazione

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