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Tra balli e disegni, un giorno con i bimbi nel campo profughi di Lesbo IL REPORTAGE fotogallery

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Continua il reportage della giornalista piacentina Maria Vittoria Gazzola tra i profughi di Lesbo. Sull’isola greca accompagna una piccola delegazione composta dalle suore scalabriniane Rosa Maria Zanchin, suor Clarice Barp e suor Erica Ortiz. 

Questa mattina sono stata di turno alla Scuola della pace, il progetto è rivolto ai bambini. Ufficialmente programmato per 300 minori, poi, si sa come va, una sorellina in più, un fratellino non calcolato e alla fine i numeri sfuggono, nonostante i ticket d’ingresso. Sta di fatto che l’ampio cortile di New Humanitatis, l’associazione che presta i locali alla comunità di S. Egidio per le molte attività, si riempie velocemente. Ancora la catena dei volontari – una costante strategica – è formata da chi misura la temperatura, e accade di trovare bambini con problemi di salute da prendere in carico. A seguire chi distribuisce il gel igienizzante e i piccoli imparano subito a protendere le mani e poi sfregarsele bene.

Il rito continua con la distribuzione delle mascherine, l’accompagnamento ai tavoli già sistemati e la distribuzione di matite colorate, fogli da disegno, in base alle età, o bianchi o con disegni da colorare. Uno dei momenti più gettonati sono le gags di improvvisati attori (proposte dai volontari giovani). La scena di maggior successo è la danza africana di Mathieu, giovane del Mali arrivato migrante a Roma ed ora con un ottimo lavoro, quello di tecnico della sicurezza. La sua storia è un sogno diventato realtà grazie alla Comunità di sant’Egidio: “Anche io – dice – sono diventato volontario della Comunità per restituire il bene e il buono che ho ricevuti, perciò sono qui tra i profughi di Lesbo, che sento come fratelli”.

La mattinata dei piccoli 300 è terminata con la distribuzione delle merendine. Per qualche ora hanno convissuto afgani, siriani e congolesi, che al campo vivono in aree separate: la miseria non affratella i popoli.

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