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La Protezione della Giovane, il luogo dove l’accoglienza non ha frontiere

A Piacenza, in via del Tempio 26, una storica istituzione di aiuto e assistenza dal 1928 accoglie giovani donne in stato di bisogno: si tratta della casa de “La protezione della giovane”, una struttura gestita dal comitato di Piacenza dell’Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane (ACISJF), che mette a disposizione delle giovani non solo un tetto ma un luogo dove ‘ci si sente a casa’ e un percorso di autoaffermazione, educazione e convivenza. Nei decenni l’utenza dell’Associazione è cambiata, ma non la vocazione della struttura che è “sempre rimasta l’accoglienza e la cura della persona”, come spiega Giuseppina Schiavi, presidente di ACISJF comitato di Piacenza.

UNA SOCIETA’ CHE CAMBIA – Dalle mondine, agli alluvionati, alle universitarie, alle donne migranti oggi: se c’è una cosa che “La protezione della giovane” non ha mancato di fare è stato adeguarsi ad una società in continua evoluzione. Giovani insegnanti che dal sud migrano al nord, ragazze con un lungo percorso migratorio alle spalle e giovani studentesse universitarie sono le tre grandi categorie che oggi troviamo nella Casa di accoglienza, piccolo specchio della nostra società e di alcuni importanti fenomeni che la interessano: dai processi di migrazione che interessano il nostro paese, al problema del lavoro e del precariato. Donne che arrivano da luoghi spesso incredibilmente distanti, ma legate da un percorso migratorio che le ha costrette nella maggior parte dei casi a lasciare le proprie famiglie in cerca di un futuro migliore. Un destino che non solo ha segnato le vite delle numerose giovani donne africane presenti in struttura – ora intrappolate in un limbo legale che ne limita pesantemente le possibilità di lavoro e di vita, come nel caso di Jessica che da cinque anni aspetta i documenti e descrive questa situazione come ‘unfair’, ingiusta – ma anche di molte donne italiane del mezzogiorno, dove una realtà sconfortante dal punto di vista lavorativo le costringe ad emigrare al nord lasciando indietro le loro famiglie.

Protezione della giovane

“VEDO LA MIA FAMIGLIA UNA VOLTA AL MESE” – Un mondo pieno di ostacoli, quello dell’insegnamento, che accomuna le storie di Roberta, Carmela e Rosa, quest’ultima costretta per tre anni a fare la pendolare nella tratta Napoli-Piacenza per aumentare il suo punteggio in graduatoria. “Viaggiavo di notte – spiega -, lavoravo il sabato 6 ore e tornavo a Napoli. Questo è il primo anno che lavoro stabilmente qui a Piacenza, mio marito e i miei figli sono rimasti giù, ci vediamo circa una volta al mese”.

“ABBIAMO ACCOLTO RAGAZZE RIPUDIATE DALLE MADRI” – Per tutte la costante è la lontananza da casa, dalla famiglia e talvolta dai figli, ma qui per ragazze come Jeneba Giuseppina è diventa “mamma”, per i piccoli ospiti “nonna” e per alcune delle ragazze la loro unica famiglia. Questo succede in particolar modo per le ragazze venute dall’Africa, che “a volte lasciano le loro famiglie ma in alcuni casi non le hanno più. Abbiamo anche ospitato diverse ragazze ripudiate dalle stesse madri per essersi opposte alle mutilazioni genitali femminili, per loro ritrovare un’altra figura materna è fondamentale” – dice Giuseppina. Un’accoglienza diversa, questa, spesso più difficile a causa delle grandi differenze linguistiche, di religione o etnia, ma che Giuseppina sottolinea essere “un’accoglienza possibile grazie all’ascolto, spesso negato nei luoghi di provenienza delle giovani, ma soprattutto grazie alla fiducia e all’affidamento da parte di queste ragazze che, in caso contrario, spesso rischiano di finire nelle mani sbagliate dello sfruttamento sessuale. Da qui la stretta collaborazione con i volontari del progetto “Oltre la strada””.

“QUI SIAMO TUTTE AMICHE” – Percorsi difficili e dolorosi, quindi, che si incontrano però con quelli più fortunati di chi si trova alla “Protezione della giovane” per motivi di studio. E’ il caso di Anna, ragazza sudcoreana arrivata in Italia nel 2017 che oggi studia al Conservatorio di Piacenza, che tuttavia condivide con le altre ragazze il distacco da casa. “Sono ritornata – confida – solo una volta dalla mia famiglia in questi anni”. Una lontananza compensata dall’aver trovato nella “Protezione della giovane” una seconda casa “Qui siamo tutte amiche, ho dato il mio cuore a loro e loro lo hanno dato a me”.

Protezione della giovane

NON SENTIRSI MAI SOLE – Un posto dove tutte trovano il calore e l’amore che si sono lasciate indietro, ma anche il senso di sicurezza che manca ad una donna sola in un posto distante dalla propria famiglia. “Qui mi sento sicura e protetta, perché siamo tutte donne” – spiega Carmela, una giovane collaboratrice scolastica ospite della struttura. Una frase rassicurante, ma allo stesso tempo allarmante e rappresentativa del senso di insicurezza che vivono oggi le donne. C’è invece chi, come Gigliola, giovane lavoratrice che viene dalla provincia, ha deciso di essere ospite della struttura per non “sentirsi sola”. Ed è proprio vero, perché appena si entra alla “Protezione della giovane” si è accolti da un’atmosfera che ricorda casa: dalla cucina indaffarata, al profumo dei piatti tipici africani preparati da Alice, che nel tempo libero registra video per il suo canale YouTube dedicato alle ricette del suo paese, ai bambini che giocano e corrono per la casa, si è sempre circondati da qualcuno.

“Rispetto, disponibilità, solidarietà e ascolto” gli ingredienti di un’accoglienza oggi diversa, come dice Giuseppina, ma che si è pienamente integrata a quella che già c’era, con l’unica variabile del “diverso da noi”: perché se all’inizio “il diverso fa sempre un po’ paura”, poi “ti rendi conto che sono persone esattamente come noi”.

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