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“Viaggio di ritorno”, in cammino verso il Brentei per non dimenticare

 Il viaggio, che terminerà il 29 agosto, sarà raccontato da un documentario, realizzato da Giorgia Scalia e Alessandro Zonin, per poter essere presentato l'anno prossimo in occasione del 25esimo anniversario del tragico evento. 

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Un viaggio nella memoria, per mantenere vivo il ricordo di chi ha perso la vita in quella che doveva essere una gita, e per rendere merito a chi si prodigò nei soccorsi. Ma forse più di tutto vuole essere un’offerta di riconciliazione alla nostra città, Piacenza, nei confronti di una tragedia che continua ad essere una ferita aperta. Stasera (27 agosto) Giovanni Alberti e Matteo Alberti, due sopravvissuti al Brentei, partiranno a piedi verso la località di montagna dove il 17 luglio del 1991 persero la vita un seminarista e 6 ragazzini. Il viaggio, che terminerà il 29 agosto, sarà raccontato da un documentario, realizzato da Giorgia Scalia e Alessandro Zonin, per poter essere presentato l’anno prossimo in occasione del 25esimo anniversario del tragico evento. 

La partenza è stata fissata in via Damiani alle 22, davanti alla chiesa dedicata alla Nostra Signora di Lourdes. “E’ da dove partimmo quell’estate del 1991 – ricorda Giovanni Alberti -. Io e Matteo avevano 12 e 13 anni, io ho evitato la slavina per pochissimo mentre Matteo fu travolto e si salvò. Quella fu una giornata meravigliosa che in pochi attimi si trasformò in un evento tragico, fatale. Il nostro obiettivo non è quello di ricordare quella tragedia, ma di rendere omaggio a chi ci aiutò e condusse i soccorsi in maniera eroica”. 

Un viaggio a ritroso nella memoria, a piedi come un pellegrinaggio, presentato nella pagina Facebook Viaggio di Ritorno, sarà affrontato grazie ad alcuni sponsor e con il supporto dei Lupi d’Appennino di Elio Piccoli.

Ecco la presentazione del progetto pubblicata su Facebook:

“Mi chiamo Giovanni Alberti. Nel Luglio del 1991 avevo dodici anni e durante un’escursione nei pressi del rifugio Brentei una slavina provocò la morte di sei miei compagni e di un seminarista che ci accompagnava, una squadra di soccorso composta da uomini straordinari e un’ elicotterista con coraggio
da vendere strapparono diversi altri ragazzi da morte certa. Io ed altri amici non fummo travolti per un puro caso del destino perché saremmo transitati in quel punto solo poco dopo.

La tempesta di pioggia e grandine fu tremenda anche per noi, ma mai quanto il dolore che provammo in seguito per la tremenda consapevolezza di ciò che era accaduto e al quale eravamo sopravvissuti. L’elicottero ci riportò tutti a valle, ormai in piena notte salimmo su un pullman, scortati da auto della polizia con le luci blu accese tornammo a Piacenza. Altri di noi erano stati ricoverati in ospedali del posto, ci raggiunsero un paio di giorni dopo. E’ da qui, proprio da qui che vorrei far partire il mio “viaggio di ritorno” .

Vorrei partire di notte, così come arrivai quella sera con il pullman e le luci blu della polizia , correndo e camminando gli oltre 200 km che separano la mia casa dal Rifugio Brentei e i circa 2120 m di dislivello. Quella notte sul pullman i miei pensieri erano confusi, mi guardavo attorno ma non capivo in fondo cosa stesse accadendo. Vorrei che fosse un viaggio nella memoria, una fatica fisica con la quale celebrare il ricordo,un lungo cammino verso il luogo dove ventiquattro anni fa tutto si è perduto e tutto, forse, si è ritrovato.

Ho condiviso la mia idea con i registi Giorgia Scalia e Alessandro Zonin e l’attrice Francesca Aprone e ne sta nascendo un film documentario del nostro viaggio da Piacenza al Brentei accompagnato dalle testimonianze di chi ha vissuto tutto questo. Il prossimo anno ricorre il 25° e mi piacerebbe ci fosse qualche cosa di un po’ meno istituzionale e che per una volta non fossero commemorati i “Ragazzi del Brentei” ma Cinzia, Francesco, Matteo, Andrea, Carla, Michele e Nuccio semplicemente per quello che erano , con il ricordo dei loro volti e delle loro voci”.

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