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Metalmeccanici in sciopero, presidio davanti a Confindustria FOTO foto

I sindacati confederali di categoria, Fiom, Fim e Uilm hanno indetto 4 ore di agitazione a livello nazionale: mercoledì pomeriggio i lavoratori si sono ritrovati in via IV Novembre davanti alla sede di Confindustria per un presidio

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Anche a Piacenza, come nel resto d’Italia, metalmeccanici in sciopero per chiedere a Federmeccanica di riaprire un confronto sul salario.

I sindacati confederali di categoria, Fiom, Fim e Uilm hanno indetto 4 ore di agitazione a livello nazionale: mercoledì pomeriggio i lavoratori si sono ritrovati in via IV Novembre davanti alla sede di Confindustria per un presidio (nelle foto).

“Il governo – chiede il segretario generale della Fiom Maurizio Landini – dovrebbe fare un provvedimento urgente per defiscalizzare gli aumenti dei contratti nazionali di lavoro”. “Il governo ne ha fatte già abbastanza a favore delle imprese: ora servirebbe una defiscalizzazione degli aumenti contrattuali non solo dei metalmeccanici, perché molte categorie sono senza contratto nazionale”.

Le motivazioni della protesta, che nella nostra provincia riguarda circa 12-13 mila addetti, sono state illustrate dai segretari provinciali di Piacenza, Francesco Bighi (Uilm), Luigi Bernazzani (Fim) e Marco Carini (Fiom): “La trattativa verte su vari aspetti – ha spiegato Bighi – e su alcuni temi legati al welfare aziendale le parti sono vicine, ma si tratta di impegni economici che non modificano la base retributiva”.

“Il disaccordo è rilevante sul tema del salario – aggiunge – con Federmeccanica che vuole la messa in discussione del contratto nazionale con la sola contrattazione di secondo livello. Altro tema del contendere riguarda la gestione e l’utilizzo dei permessi annui retribuiti per 13 giorni, Federmeccanica chiede che 40 ore sulle 104 disponibili siano riconosciute solo in presenza effettiva del lavoratore”.

Marco Carini ha sottolineato come sia “inaccettabile che gli aumenti salariali non rientrino nella trattativa”. “Se sulla sanità integrativa, sulla previdenza complementare e il diritto allo studio ci sono convergenze, invece sul salario il dissenso è profondo anche perchè non possiamo rinunciare al riconoscimento degli aumenti per la gran parte dei lavoratori, con la messa in discussione del contratto nazionale. Dopo lo sciopero occorre riaprire una discussione sul salario”.

Infine Luigi Bernazzani ha ricordato che la “contrapposizione sulla contrattazione di secondo livello rischia di essere paradossale, anche perchè tutti siamo a favore di spostare la discussione sulla parte integrativa dei contratti, purché non si rinunci al primo livello di confronto per i lavoratori. Siamo contro ad un modello contrattuale che dice addio ai due livelli. Voglio evidenziare infine come l’ultimo sciopero unitario dei metalmeccanici risalga al 2007”.
 

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